Ubuntu, un amore breve ma intenso, cosi definirei il mio rapporto con il Linux Human Being.
Questa distro, colpevole di avermi bruscamente allontanato da Slackware, fino al definitivo abbandono, è stata per quasi due anni il mio sistema di punta. Ubuntu mi ha fatto capire alcune cose riguardo Linux e soprattutto l'Opensource. La più importante è forse che l'estremismo è sempre dannoso: E' infatti innegabile che chi meglio di Linux, per certi versi, rappresenti quel concetto che riassumerei con la frase più è difficile, più fa figo. Lo stesso concetto sul quale ho visto basarsi l'atteggiamento di molti Power User che vivevano (e vivono) il mondo Open. Lo stesso concetto al quale attribuisco la causa del freno della diffusione di Linux.
Dunque, Ubuntu mi ha per certi versi confermato quello che ho sempre pensato: Ovvero che a Linux non mancavano gli applicativi, o i videogames, a Linux mancava semplicità! La stessa semplicità e funzionalità che per anni Microsoft ha sventolato all'utente medio. Quella stessa semplicità che Canonical, confezionandoci sopra un ottima distribuzione, ha dimostrato non essere un brevetto proprietario, ma bensì un concetto al quale è possibile applicare continui miglioramenti. Credo sia innegabile quindi che Ubuntu abbia davvero compiuto
una vera e propria rivoluzione su questo versante.
Poi Ubuntu è riuscita nell'impresa di farmi conoscere e capire (e per certi versi amare) Debian. ;P
Adesso però, temo sia giunta davvero l'ora dei saluti. Per quale motivo vi chiederete?
Beh, la colpa è tutta di Archlinux, che mi si è presentata come un fulmine a ciel sereno, offrendomi quella forma e quella sostanza che ho sempre desiderato e che, in piccola parte, potei a suo tempo trovare sulle vecchie Slackware.
Ottimizzazione per la sola architettura i686, organizzazione dei pacchetti molto più razionale (soprattutto riguardo le librerie di sviluppo) e, soprattutto, un sistema di installazione e configurazione che, secondo i miei canoni, rappresenta lo stato dell'arte. In parole povere: Archlinux è da paura!
Ho già cominciato la migrazione di tutto il sistema quindi, operazione che ahimè ho dovuto accelerare bruscamente in seguito ad un (ennesimo) grave problema: In pratica, nel giro di 3 mesi ho spaccato la bellezza di 2 hard disk semi nuovi (contenenti ovviamente quella che definisco come "tutta la mia vita")!
Ecco, questo è un aspetto che mi ha lasciato davvero perplesso riguardo Ubuntu: Lessi molto circa un bug a lei attribuito che vedeva ridurre notevolmente la vita dei dischi rigidi. Non credo sia questo il caso, del resto si parla di problemi che causano la morte prematura in tempistiche ben più lunghe di una manciata di mesi, togliendo il fatto che sembrano riguardare solamente i portatili (il mio è un pc fisso). Inoltre, non voglio sbilanciarmi in giudizi che, per certi versi, potrebbero fare la felicità di chi ha, e intende strumentalizzare questa vicenda. Tuttavia non posso negare che, prima di diventare un Ubuntu-iano, non ho mai avuto problemi di sorta con i miei dischi rigidi (ho ancora un vecchio IDE da 550 mega della cirrus che funziona egregiamente: non oso immaginare alle volte che avrà "parcheggiato" le testine quel disco li!!!). Una volta passato a quest'ultima invece, o meglio, a partire dalle ultime 2 release, si sono verificati i primi episodi di blocchi improvvisi di sistema, apparentemente preceduti da un lieve segnale acustico, sonorità tipica di un hard disk che si spegne.
Comunque, volendo tagliare corto (e paranoie a parte), oramai sono più che deciso. Poi credo che in ogni caso, un cambiamento sia sempre per certi versi una cosa positiva, non è cosi? Inoltre cambiare, vuol dire per certi versi reinventarsi, cosa che ritengo più che positiva... ok, ok, stiamo parlando di computer, la pianto... torno alla mia Arch quindi, ed ai suoi 28 secondi di boot (e 12 di shutdown ;P )!
Arrivederci Ubuntu, è stato un vero piacere! :)